TENDINOPATIA ROTULEA (jumper’s knee)
TENDINOPATIA ROTULEA (jumper’s knee)
La tendinopatia rotulea è anche detta jumper’s knee o ginocchio del saltatore. Il tendine rotuleo è la struttura anatomica terminale del muscolo quadricipite e in molti sport in cui viene richiesta una potenza esplosiva questa struttura viene sollecitata ripetutamente sia nella fase degli allenamenti che nelle gare vere e proprie. I microtraumi ripetuti e ravvicinati non danno il tempo all’organismo di riparare le microlesioni determinate dal sovraccarico. Questa patologia ha una genesi multifattoriale, da una parte si deve porre attenzione al terreno di allenamento e alle calzature, dall’altra a fattori legati all’allenamento e infine non sono da trascura alcuni fattori anatomici che possono favorire l’insorgenza della tendinopatia.
Nella maggior parte dei casi coinvolge il tendine rotuleo al polo inferiore della rotula, ma possono essere interessate anche l’inserzione del tendine quadricipitale al polo superiore della rotula e infine anche l’inserzione distale del tendine rotuleo a livello della apofisi tibiale anteriore.
Il sintomo predominante è il dolore, all’inizio modesto e presente dopo gli allenamenti, regredisce nel corso di alcune ore. Se l’atleta continua gli allenamenti le sollecitazioni non permettono una risoluzione del quadro infiammatorio e il dolore diventa più intenso e non regredisce spontaneamente, ma verosimilmente l’attività sportiva non viene impedita. Successivamente il dolore diventa persistente, allenamenti e gare vengono inficiate e la situazione risulta essere presente anche nelle normali attività quotidiane come accovacciarsi, fare le scale o mantenere il ginocchio in flessione.
Durante la visita clinica si può mettere in evidenza la sede del dolore e le modalità di insorgenza mediante alcuni test clinici specifici. Inoltre il tendine potrebbe apparire ispessito, edematoso e più caldo rispetto alla cute circostante.
Gli esami strumentali più spesso utilizzati sono l’ecografia e la risonanza magnetica che possono venire utilizzati a completamento diagnostico.
L’ortopedico dovrebbe consigliare una diminuzione delle sollecitazioni negative mantenendo il trofismo muscolare mediante esercizi di contrazione eccentrica. Sarà utile associare lo stretching dei muscoli flessori ed eventualmente il ricorso alle elettrostimolazioni muscolari. Per ridurre l’infiammazione si potrà ricorrere all’applicazione del ghiaccio , alla somministrazione di farmaci antinfiammatori e all’utilizzo di terapie fisiche come ad esempio laserterapia e tecarterapia. Nelle forme croniche possono essere utilizzate anche le onde d’urto focali per favorire un processo di rivascolarizzazione della giunzione osteo-tendinea.
Normalmente si ha una progressiva riduzione della sintomatologia dolorosa. L’intervento chirurgico va riservato solo ai casi resistenti ai trattamenti conservativi.
La ripresa dell’attività sportiva deve essere progressiva e graduale privilegiando nelle prime fasi attività a basso impatto sulla struttura tendinea. Successivamente si potranno aumentare i carichi di lavoro e le sollecitazioni dirette all’apparato estensore compatibilmente con la scomparsa della sintomatologia dolorosa.

